2026/05/03 maggio Friuli, sulle tracce della Storia

 3° giorno Gorizia e il Monte Calvario (Podgora)

La storia di Gorizia cambia l'8 agosto del 1916, quando un drappello di fanti della Brigata Pavia supera la ferrovia,  traversa a nuoto l'Isonzo e alza sul Municipio la bandiera tricolore.  Il sottotenente Aurelio Baruzzi, per quell'impresa, ottiene la medaglia d'oro al valor militare.  La conquista di Gorizia,  fopo un anno e mezzo di attacchi,  centomila morti italiani e decine di migliaia di caduti austro-ungarici, è il culmine della Sesta Battaglia dell'Isonzo. Insieme alla città vengono occupati il Sabotino  e il San Michele,  sui cui fianchi si sono combattute delle sanguinose battaglie. Quando il tricolore sventola sul Castello  però,  i comandi italiani si accorgono che la guerra non è vinta.  Gli austro-ungarici, che si sono ritirati sul San Gabriele  e sulle altre alture al di là dell'Isonzo, possono bombardare dall'alto Gorizia.  Lubiana e la strada per l'Austria restano lontane. 

Una città devastata.  Nessuna città in Europa,  durante la Grande Guerra,  soffre come Gorizia.  Allo scoppio del conflitto in città  (Gorz in tedesco,  Gorica in sloveno), resta metà  dei trentamila abitanti del 1910. Quasi metà italiani,  quasi metà  sloveni, un migliaio di ebrei, qualche funzionario austriaco.  L'8 agosto,  quando i soldati in grigioverde entrano nella città devastata dai cannoni,  tra le macerie vivono un migliaio di persone.  Della "Nizza dell'Austria-Ungheria", celebre per il suo clima mite e il suo vino,  è rimasto ben poco.  La città resta per quindici mesi in prima linea,  poi rientra  in territorio imperiale dopo Caporetto. Le truppe italiane tornano per restare il 7 novembre 1918. Ma il Calvario di Gorizia non finisce.  Dopo la Seconda Guerra Mondiale la parte orientale della città viene assegnata alla Jugoslavia di Tito. Dal 16 settembre 1947 il nuovo confine separa il centro e il castello,  che restano in Italia,  dalla stazione della Ferrovia Transalpina e  dai colli aldilà dell'Isonzo.  Molte famiglie italiane si ritrovano in Jugoslavia,  altre vengono separate dai luoghi di lavoro  e dagli orti.  Il confine di Gorizia non è impenetrabile come il Muro di Berlino  e residenti  e turisti si possono spostare tra il centro e la jugoslava Nova Gorica.  L'indipendenza della Slovenia nel 1991 e il suo ingresso nell'Unione Europea  nel 2004 precedono l'apertura della frontiera nel 2007.

Campi di battaglia e sacrari. Tra il 1915 e il 1917 anche i colli intorno a Gorizia vengono devastati dalla guerra. Mentre il Sabotino vede aspri scontri nell'estate del 1916, il San Michele e il Monte Sei Busi vengono attaccati dai fanti italiani fin dai primi giorni della Guerra  e diventano i simboli di queste alture contese. Nel giugno 1916, sul San Michele,  gli austro-ungarici usano per la prima volta i gas asfissianti. Duemila fanti delle Brigate Brescia e Ferrara muoiono in modo atroce, anche per colpa di maschere antigas inefficaci. Gli agonizzanti vengono finiti a colpi di mazza ferrata.  Ai piedi del Carso, in vista del mare di Monfalcone, viene inaugurato nel 1938 il Sacrario di Redipuglia che accoglie le salme di 100187 caduti italiani. Nel secondo dopoguerra percorsi della memoria nascono sul San Michele, sul Sabotino, al Doberdo' e sul Sei Busi. Sono luoghi adatti a rileggere scrittori e poeti di un secolo fa. "E qui sanguina l'Umbria, e sanguina qui Lombardia, e sanguina Venezia la bella, sanguina la Campania felice, sanguina Sicilia l'aurata, e Puglia la Piana, e Calabria la cruda, e Sardegna in disparte" scrive Gabriele D'Annunzio nei Canti della guerra latina. " Di queste case / non è rimasto / che qualche/ brandello di muro / Di tanti / che mi corrispondevano / non è rimasto neppure tanto / Ma nel cuore/ nessuna croce manca / È il mio cuore / il paese più straziato" scrive Giuseppe Ungaretti in San Martino del Carso.

Dal confine al Castello. Luogo simbolo della ritrovata unità di Gorizia è la Piazza della Transalpina, di fronte alla omonima stazione, un edificio Liberty inaugurato nel 1906 da Francesco Ferdinando d'Asburgo. Nel 2007 la piazza, traversata dal confine, è stata ripavimentata e abbellita con opere di artisti moderni italiani e sloveni. Nella stazione vi è una piccola raccolta storica allestita dal Goriski Muzej di Nova Gorica. Nei primi anni del dopoguerra la locomotiva numero 118-005, oggi esposta accanto alla stazione, ha collegato Nova Gorica con Lubiana. Dalla tabella ai suoi piedi, però, si scopre che è stata costruita a Napoli. Offre una bella passeggiata anche a piedi la pista ciclabile che corre parallela alla ferrovia e al confine. Il luogo più importante per scoprire la storia della città è il castello, che nel Medioevo è stato il cuore del potere dei Conti di Gorizia.m devastato durante la Prima Guerra Mondiale, poi restaurato, offre uno splendido panorama sul centro e i colli. Nwlla fortezza è ospitato il Museo del Medioevo Goriziano. All'esterno, tra gli edifici del Borgo degni di nota, la chiesetta del Santo Spirito (iniziata nel 1398), la casa Rassauer (o REschawer) e il seicentesco Palazzo Formentini. Nella casa Dornberg è il Museo della Grande Guerra, con le sue raccolte dedicate alle battaglie dell'Isonzo e alla posizione "in trincea" di Gorizia. Una sala è dedicata al generale Armando Diaz.

Dal Sabotino al San Michele. Pochi chilometri a nord di Gorizia si visita il Parco della Pace del Monte Sabotino (Sabotin Park Miru in sloveno), un museo all'aperto transfrontaliero. La strada per la cima inizia nei pressi di Gonjace, in territorio sloveno.Dal posteggio si sale in breve al Rifugio del Sabotino, che oggi ospita un piccolo Museo.Dei sentieri portano alla caverna delle otto cannoniere e all'ingresso delle Gallerie austro-ungariche. La cima, 609 m., è un magnifico belvedere. A Gradisca d'Isonzo ricordano la guerra la colonna della Redenzione, coronata da un Leone di San Marco e i due monumenti che commemorano i gradiscani caduti con la divisa italiana o con la divisa austroungarica. La salita al San Michele tocca San Martino del Carso, dove combattè Ungaretti, ricordato da un parco nella vicina Sagrado. Intorno al Museo del San Michele, cippi, cannoni, memoriali e ttrincee permettono di leggere la storia delle battaglie. Un viottolo conduce alla Cima 3, dove una scritta su un masso ricorda che "su queste cime / Italiani e Ungheresi /combattendo da prodi / si affratellarono nella morte."Più avanti sono visibili delle cannoniere scavate nella roccia, la galleria dei Feldjager austriaci, il cippo del 4° Reggimento Honved e il monumento alla Brigata Sassari, che qui ebbe 13.000 morti e 18.000 feriti.

Redipuglia e il Monte Sei Busi. La zona storica di Redipuglia comprende due alture separate dalla statale. Il Monte Sant'Elia, a occidente della strada, ospita il Museo Storico Militare di Redipuglia, la casa della Terza Armata e ciò che resta del Cimitero degli Invitti, con le sue tombe decorate da armi e altri cimeli. Nel Sacrario, progettato dall'architetto Giovanni Greppi e dallo scultore Giannino Castiglioni, riposano 100.187 caduti italiani. All'ingresso è la tomba del Duca d'Aosta, comandante la Terza Armata. Risalendo i 22 gradoni, si raggiunge la sommità del monumento, dov'è una cappella votiva. Per la strada che sale alle spalle del Sacrario si raggiunge il Monte Sei Busi, caposaldo austro-ungarico passato dopo duri scontri agli italiani. Il sito, restaurato dal 2002, offre una bella passeggiata e ospita ogni anno delle rievocazioni storiche in costume.

Giornata tra Gorizia e Nova Gorica, escursione al Monte Calvario (450 m dislivello – circa 5 ore) e visita al Castello di Gorizia.

🌄 Mattina: salita al Monte Calvario


Link d’informazione

Gorizia

Monte Calvario






Post popolari in questo blog

2026/04/04 Alla scoperta di Tremosine, il Monte Carone