2026/06/07 Lagorai, giro dell'Orsera

 

Escursione 07 giugno 2026

Lagorai, giro dell’Orsera

Ricordiamo che le indicazioni sui percorsi ( lunghezza, dislivello, tempistica) sono indicative e che potrebbero variare di molto anche da un dispositivo ad un altro. Si invita pertanto a considerare un certo lasso di sicurezza tra ciò che si legge nelle presentazioni e ciò che si ritrova sul territorio. Il conduttore si farà onere sempre di scegliere il percorso migliore contando anche sulla vostra pazienza e collaborazione.

Le informazioni qui fornite sono di natura generica e potrebbero non corrispondere in parte o in tutto a ciò che si troverà sul territorio. Sono comunque indicative. Sarà onere dell'Accompagnatore (in accordo con altro membro del Direttivo se presente) decidere tracciati e modalità di percorso in base a fattori oggettivi esaminati sul luogo ed al momento. Leggere comunque bene la pagina prima di decidere di aderire o meno all'escursione.

L'escursione si intende per tutto il giorno. Nessun vincolo da parte dei partecipanti di rientro per un certo orario. Significa: se qualcuno si prende impegni personali troppo presto la sera, non si può obbligare il gruppo a correre per soddisfare uno solo rischiando di mettere a rischio la sicurezza nella discesa da sentieri magari scoscesi.


Il cammino inizia al Rifugio Carlettini (1368 m), luogo che già nel primo Novecento fungeva da punto d’appoggio per boscaioli e pastori della zona. La Val di Calden si apre silenziosa, con il suo carattere tipico del Lagorai: larici radi, ruscelli limpidi, pietra scura modellata dal tempo.  

È una valle che ha visto passare generazioni di malgari, ma anche soldati: durante la Prima guerra mondiale, queste zone erano retrovie logistiche dell’Impero austro-ungarico, lontane dal fronte diretto ma comunque attraversate da pattuglie e portatori. Il sentiero sale dolcemente fino al Rifugio Caldenave, in una delle conche più armoniose del Lagorai.   La piana di Caldenave, con i suoi pascoli umidi e i massi erratici, è un antico fondovalle glaciale. Qui, per secoli, le malghe hanno scandito la vita estiva delle comunità di Scurelle e Strigno.  

Il rifugio moderno sorge vicino ai resti di antiche strutture pastorali, testimonianza di un’economia montana che ha resistito fino alla metà del Novecento.Lasciata la piana, il sentiero 373A si infila nella Val d’Orsera, una valle più aspra, dove il bosco lascia spazio ai detriti e alle rocce modellate dal gelo.  Questa zona fu percorsa dagli alpini durante la Grande Guerra: non vi furono grandi battaglie qui, ma la valle era un corridoio di collegamento verso le creste del Lagorai, allora linea di confine tra Italia e Impero austro-ungarico.La salita diventa più severa, il paesaggio più minerale. Le pareti dell’Orsera si avvicinano, come se volessero proteggere il cuore segreto della valle. La Forcella Orsera è un valico naturale che da secoli permette il passaggio tra le valli interne del Lagorai.  Da qui, in sicurezza e con condizioni favorevoli, si può salire alla Cima Orsera, punto panoramico che domina l’intera dorsale.  Dalla vetta, lo sguardo abbraccia la catena del Lagorai, il gruppo di Cima d’Asta e, nelle giornate limpide, le Dolomiti di Brenta e di Fiemme.

È un luogo che racconta la geologia antica del Lagorai: rocce porfiriche nate da eruzioni vulcaniche di oltre 250 milioni di anni fa, quando questa zona era un immenso altopiano magmatico.La discesa verso la Forcella Buse Todesche introduce un toponimo che incuriosisce sempre.  Buse Todesche” non indica necessariamente episodi bellici: in molti casi, nel dialetto trentino, todesco significava semplicemente “straniero”, “di là dal confine”.  È probabile che la zona fosse frequentata da pastori provenienti dalla Valsugana germanofona o da soldati imperiali in epoca preromantica, lasciando un’impronta linguistica nel territorio. Il paesaggio qui è severo, scavato da antichi ghiacciai e modellato dal vento. Le pietraie raccontano un ambiente che cambia lentamente, ma inesorabilmente. Scendendo verso il Baito Lastei Scagni, si ritrova il mondo pastorale: piccole costruzioni in pietra, pascoli inclinati, muretti a secco.  

Questi baito erano rifugi stagionali, usati per custodire attrezzi e ripararsi durante la gestione dei pascoli. Sono testimonianze preziose di una montagna vissuta quotidianamente, non solo esplorata. La Malga Caldenave è uno dei centri storici dell’alpeggio locale. Qui, fino agli anni ’60, si producevano burro e formaggi destinati ai mercati della Valsugana.  Oggi la malga mantiene il suo fascino originario, con i pascoli che si aprono verso la valle e il profumo dell’erba tagliata che accompagna l’escursionista. Da qui, il rientro verso il Rifugio Carlettini chiude l’anello, riportando il camminatore al punto di partenza dopo un viaggio che ha attraversato natura, storia e memoria alpina.

Partenza: Rifugio Carlettini, ore 9.00

Dislivello: in salita 1107 m. in discesa m. 1107, altitudine max. 2322 e min.1343

Lunghezza percorso: circa 14,6 km.

Durata: 6,30 ore totali, solo cammino

Difficoltà: E/M

Costi a carico del partecipante: 

Tessera sociale (se non presente) o quota escursione

Attrezzatura: scarponi da trekking, abbigliamento adeguato alla stagione e all’altitudine

Note: Escursione da effettuarsi esclusivamente in estate. La valle di Caldenave può essere però raggiunta anche in invernale, con le dovute attrezzature.

Ritrovo1 : Pergine Valsugana, Parcheggio Stazione: https://maps.app.goo.gl/zvMCoCTkv3u6Rdwx7 ore 8,00 / km. 87 / euro macchina 24

Ritrovo2: Piazzale Zuffo, area camper https://goo.gl/maps/XGCEnP9ZzCBckskB6 ore 7,45/ km. 116/ euro macchina 33

Ritrovo3: Parcheggio Stadio Quercia https://maps.app.goo.gl/St3obMfAQFQSAsWC8 ore 7,25/ km. 152 / euro macchina 45

Parcheggio: Rifugio Carlettini, Val Campelle https://maps.app.goo.gl/h3a6aM9G4NTuJp3a8 ore 8.45

ISCRIZIONE