2026/07/11 Nel cuore dell'Adamello, al Rifugio Maria e Franco
Escursione 11 luglio 2026
Nel cuore dell'Adamello fino al Rifugio Maria e Franco
Ricordiamo che le indicazioni sui percorsi ( lunghezza, dislivello, tempistica) sono indicative e che potrebbero variare di molto anche da un dispositivo ad un altro. Si invita pertanto a considerare un certo lasso di sicurezza tra ciò che si legge nelle presentazioni e ciò che si ritrova sul territorio. Il conduttore si farà onere sempre di scegliere il percorso migliore contando anche sulla vostra pazienza e collaborazione.
Le informazioni qui fornite sono di natura generica e potrebbero non corrispondere in parte o in tutto a ciò che si troverà sul territorio. Sono comunque indicative. Sarà onere dell'Accompagnatore (in accordo con altro membro del Direttivo se presente) decidere tracciati e modalità di percorso in base a fattori oggettivi esaminati sul luogo ed al momento. Leggere comunque bene la pagina prima di decidere di aderire o meno all'escursione.
L'escursione si intende per tutto il giorno. Nessun vincolo da parte dei partecipanti di rientro per un certo orario. Significa: se qualcuno si prende impegni personali troppo presto la sera, non si può obbligare il gruppo a correre per soddisfare uno solo rischiando di mettere a rischio la sicurezza nella discesa da sentieri magari scoscesi.
C’è un punto, in Val di Daone, dove l’asfalto si arrende e lascia spazio al regno del granito. È il parcheggio sopra la diga di Malga Bissina, dove ha inizio la nostra escursione. La meta è chiara: il Rifugio Maria e Franco, una destinazione che non richiede imprese eroiche, ma che sa mettere alla prova chi la raggiunge. Tredici chilometri e novecento metri di dislivello possono sembrare numeri innocui, ma su questo terreno duro e irregolare il passo si trasforma in un continuo saltellare. È un cammino che non si dimentica facilmente: a fine giornata non lo ricordi tanto nelle gambe, quanto nelle ginocchia che borbottano per i dolorini. Eppure, ciò che davvero rimane addosso non è la stanchezza, ma la bellezza brada di queste montagne. Qui i pascoli non hanno mai conosciuto un vero addomesticamento. La pastorizia, un tempo presente, è ormai quasi scomparsa: solo un solitario pastore, con poche pecore testarde, resiste ancora, affidando i suoi animali a pendii troppo magri per sostenere più di un respiro. In questo paesaggio si snoda l’Alta Via dell’Adamello, che attraversa territori aspri e silenziosi. È un tracciato che si lascia percorrere solo d’estate, grazie alla presenza dei rifugi che scandiscono le tappe e permettono di avventurarsi persino oltre i ghiacciai. Il nostro cammino si è aperto tra boschi di aghifoglie e arbusti, fino a raggiungere il lago di Malga Campo. Uno specchio d’acqua glaciale, fermo e gelido, che segna quasi un confine naturale. Da lì in avanti il paesaggio muta: i prati d’alta quota, un tempo frequentati da mandrie, sono oggi pascoli liberi, frequentati soltanto dagli ungulati. Li abbiamo risaliti fino al passo, dove tre sentieri si incontrano. Il nostro è il 601, che tra saliscendi e vedute mutevoli ci ha condotti al Passo di Dernal. Qui, un nome da poesia accompagna l’orizzonte: da un lato la Val Ghirlanda, dall’altro la Val di Dois. E poco oltre, la sagoma del rifugio. Il ritorno si è svolto sulla stessa via dell’andata. Ci sarebbe stata l’opzione di salire al Re di Castello e compiere un anello, ma il tempo già avanzato e la mia abitudine a perdermi dietro a scatti fotografici ci hanno consigliato la prudenza. Raccontare l’Adamello non è mai semplice. Ogni sentiero custodisce memorie di guerra, tracce di soldati che hanno vissuto l’inverno tra ghiaccio e silenzio. In più occasioni ho incontrato testimonianze del loro sacrificio: cannoncini trascinati fino a tremila metri, in luoghi dove solo gli stambecchi dovrebbero regnare. Le fioriture di fine stagione si sono fatte rare, e con esse anche gli insetti che di solito animano l’estate alpina. Ma non è mancata la sensazione potente di camminare in un territorio che non appartiene a nessuno, che non si lascia piegare né addolcire. L’Adamello resta lì, severo e silenzioso, come a ricordarci che l’uomo è solo un ospite di passaggio.
Partenza: Parcheggio Lago di Malga Bissina, ore 8.45 Dislivello: in salita 891 m. in discesa m. 891, altitudine max. 2585 e min.1794Lunghezza percorso: circa 14,0 km. Versione completa Durata: 6,05 ore, solo cammino Difficoltà: E/M Costi a carico del partecipante: Tessera sociale (se non presente) o quota escursione, costo carburante. Eventuali pasti e bevande, eventuali ingressi ove compresi nell’offerta dell’escursione. Attrezzatura: scarpe da trekking con buone suole; giacca, pile, berretto, vestirsi a strati, mantellina impermeabile, pranzo al sacco e borraccia da litro. Eventuali indumenti di ricambio. Note: Escursione da effettuarsi esclusivamente in estate. Pranzo al sacco o al Rifugio (il consiglio è, come sempre, di prendersi dietro qualcosa anche in caso di sosta al Rifugio perchè non si può mai sapere, anche perchè il rifugio è molto piccolo).
Ritrovo1 : Pergine Valsugana, Parcheggio Stazione https://maps.app.goo.gl/zvMCoCTkv3u6Rdwx7 ore 6.30 / km. 184/ euro macchina 54
Ritrovo2: Piazzale Zuffo, area camper https://goo.gl/maps/XGCEnP9ZzCBckskB6 ore 6.45 / km. 154 / euro macchina 45
Parcheggio: Parcheggio Lago Malga Bissina, a pagamento https://maps.app.goo.gl/Xg14ojXWX6o9WQeq5 ore 9.00


